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Il sentiero delle leggende

Alla scoperta del Sentiero del Brugneto [con playlist]

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Circondato da antichi castagneti, il lago del Brugneto si delinea, discreto, tra le montagne dell’Appennino ligure, donando riflessi smeraldo alla Val di Trebbia. Definita da Hemingway «la valle più bella del mondo», è possibile percorrerla attraverso un magnifico sentiero tra i boschi.  

Detto percorso, lungo 13, 5 km e dalla durata media di 5 ore, si inerpica tra i saliscendi lambiti dai faggi, che serbano un sottobosco di piante di mirtillo, anemoni e orchidee. La creazione dell’invaso, avvenuta nel 1959 per alimentare la città di Genova, ha difatti determinato la modifica dellecosistema, rendendolo simile a quello delle zone fresche e umide. Le parti più esposte al sole, invece, sono popolate da cerri, carpini bianchi, frassini, maggiociondoli – dalla tipica fioritura gialla – ma anche da ginestre, rose canine e cornioli. Le rive del lago, dal canto loro, sono invase da pioppi e salici, che nei periodi piena vengono parzialmente sommersi.  
Nel comune di Rondanina vi è un museo dedicato proprio alla flora e alla fauna del Parco dell’Antola: ci sono rocce, minerali e animali imbalsamanti, così come un’esposizione di tronchi d’albero e di piante della zona.  

Pietre miliari di un remoto passato 

Il Sentiero del Brugneto è altresì costellato dagli affascinanti resti delle case celtiche, caratterizzati da pareti di pietra sopravvissute al tempo, e da due antichi ponticelli in pietra. Pochi metri oltre il primo, c’è anche un ameno mulino con cascata.    
Alle poche pietre rimaste del villaggio di Frinti, sommerso a seguito della costruzione della diga, è invece legata una curiosa leggenda, la cui veridicità è stata sfatata un giorno d’agosto del 2004. Fino a quando cinque sommozzatori, dopo una spedizione subacquea durata ben tre ore, non riemersero senza prove tangibili, si credeva infatti che ci fosse un campanile che, nei periodi di siccità, era solito riemergere dalle acque del lago, diffondendo nell’aria il suono delle sue campane.  
I sommozzatori, al contrario, riemersero spergiurando che non esisteva nessun campanile; in effetti, gli abitanti più anziani – che senza dubbio vissero il dramma dello sfratto, riuscito con l’ausilio della demolizione tramite mine – affermano che nel paese di Frinti non era esistita alcuna chiesa, figurarsi un campanile.  
Ciò non toglie che il percorso attraverso gli ombrosi boschi del lago del Brugneto sia estremamente affascinante, caratterizzato com’è dalla parziale coincidenza con l’antica via del sale che, partendo da Recco, giungeva fino alla Val Barbera, alla Val Staffora e alla Val Tidone. Luoghi che hanno visto prima l’insediamento degli abitanti della costa, lì stabilitisi per sfuggire ai pirati saraceni che flagellavano il litorale, e poi le seicentesche scorribande dei banditi, protetti dagli impervi pendii dell’Appennino.   


Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, Editoria e Giornalismo, è appassionata di letteratura contemporanea, scrittura, fumetto e nuovi media. Collabora come editor per diverse case editrici romane e come articolista per testate online.