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Bolsena, un lago da salvaguardare

Lago nostro – Futuro Nostro, un documentario che racconta la "salute" del bacino laziale

Un documentario girato per far conoscere lo stato in cui versa il lago di Bolsena, culla di attività umane minacciate da cambiamenti repentini e contaminazione ambientale.

Il progetto di Carla Zickfeld e Stefan Karkow – una coppia di artisti tedeschi che vive in Italia e collabora alla progettazione, realizzazione e direzione di progetti culturali a favore della promozione del territorio – questa volta si declina lungo le sponde del lago di Bolsena.
Lago nostro – Futuro Nostro è infatti un documentario sul territorio di un lago dalla lunga storia e legato, fin da tempi remoti, all’attività umana. 
Se infatti il precedente Progetto Civitella d’Agliano – Centro Europeo di Comunicazione e Integrazione Artistica, si era dispiegato, dal 1986 al 2006, tra le viuzze dell’antico borgo della provincia di Viterbo per promuoverne il turismo culturale, questa volta l’accento è stato posto sulla precaria condizione ecologica del lago vulcanico dell’alto Lazio.
Nei suoi ottantasette minuti, il documentario non solo fornisce un’analisi dello stato del bacino, ma offre altresì una visione chiara di come risolvere i problemi ecologici attuali. A prendere la parola sono non solo studiosi e esperti in ecologia, biologia, clima e sviluppo sostenibile del territorio, ma anche coloro che vivono e operano sul lago: contadini, pescatori, artigiani, filosofi.
I problemi che emergono sono di ordine diverso; eppure, ad accomunare i diversi interlocutori, vi è la consapevolezza di un cambiamento troppo veloce, e per questo di difficile gestione. Non si tratta soltanto di quello climatico, ormai inarrestabile, ma di una trasformazione nella vita del lago stesso che finirà per minacciarne il benessere e la sopravvivenza come ecosistema.

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Innanzitutto vi è la problematica dell’eutrofizzazione, cioè del fenomeno di arricchimento delle acque a causa del dilavamento dei fertilizzanti usati nella coltivazione delle terre circostanti o a causa dell’inquinamento organico causato sia dalle attività umane, sia da prodotti di rifiuto industriale. Provoca le cosiddette fioriture del fitoplancton che, abbassando il tasso di ossigeno, rendono l’ambiente inadatto per altre specie, soprattutto quelle ittiche. Come potrebbero, a quel punto, sopravvivere le famose anguille così amate da Papa Martino iv al punto di provocarne la dannazione eterna nel girone dei golosi? E, di conseguenza, che fine farebbero tutti i pescatori e maestri d’ascia che, da generazioni, vivono e lavorano in simbiosi con le acque del lago?
La bellezza del paesaggio non nasconde nemmeno le conseguenze del disboscamento e della più recente agricoltura intensiva.
Senza contare la paventata produzione di energia geotermica, che andrebbe a interferire con la falda d’acqua potabile del lago.

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A questo proposito, già nel 2013, era stata presentata una petizione contro l’inquinamento del lago di Bolsena: si chiedeva di incentivare l’agricoltura biologica, di mettere in atto un piano di gestione già studiato dall’Università della Tuscia e di creare un organismo che dichiarasse che gli scarichi pubblici e privati fossero a norma. Si chiedeva altresì di non incentivare la geotermia laddove essa avesse interferito con la falda del lago o con una falda potabile.
Il documentario riporta anche questo tipo di lotte, fatte da persone che hanno a cuore la salvaguardia del bacino come sistema integrato. L’obiettivo è chiaramente quello di scatenare una mutazione nella coscienza civile, facendo leva –come già detto – non solo sui dati scientifici, ma anche sulle testimonianze di chi, il lago, lo usa come fonte di sostentamento. Di chi, su quelle rive lambite dalle acque placide, ha trovato la propria dimensione; proprio come avevano fatto gli Etruschi, che qui avevano costruito la fiorente città di Volsinii.