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Iseo, la riserva sott’acqua

Un tecnica particolare permette di conservare il vino sul fondo del lago

Nel lago d’Iseo non c’è solo acqua. Il fondale custodisce, per ben trentasei mesi, un tesoro inaspettato. Riposano, lì sotto, protette dalle placide acque del lago, le bottiglie di spumante Nautilus CruStorico.

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Alessandro Belingheri, titolare dell’Agricola Vallecamonica

 

Questa cantina particolare rende le bollicine dello spumante cremose e delicate. Innovazione e tradizione è quella che mette in campo, o meglio in acqua, Alessandro Belingheri, titolare dell’Agricola Vallecamonica di Artogne in provincia di Brescia, che dal 2011 ha adottato questa tecnica per conservare il vino. «È  stata una necessità, dato che non disponevamo di una cantina adatta; un metodo ecologico per mantenere le bottiglie a temperatura e pressione costanti. Avevo visto un recupero di bottiglie dal mar Baltico, che erano state sott’acqua a quaranta metri di profondità e con una temperatura di cinque gradi centigradi. Mi sono documentato e ho scoperto che il lago d’Iseo poteva offrire questo scenario. Dopo vari permessi e sopralluoghi, nel 2011 ho calato le prime bottiglie della vendemmia del 2010».

 

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Immersione dello spumante

Vino sommerso

Non tutto il lago è adatto per questa attività: in alcune zone il fondale è troppo melmoso e si rischia che le casse scivolino, in altre sono presenti delle rocce, per questo è stata scelta la zona di Montisola, davanti a Peschiera Maraglio. «Qui il fondo è poco limoso, quindi le casse in acciaio zincato con parti in acciaio inox restano ferme, e si posso far scendere le bottiglie fino a trenacinque-quaranta metri di profondità. – spiega Belingheri – Questo, unito alla temperatura di cinque gradi e a una pressione costante di quattro bar, rende le bollicine dello spumante delicate e fresche, anche dopo dieci anni. Inoltre, aiuta molto anche il buio totale: i vini spumanti, infatti, subiscono l’influenza della luna, cosa che sott’acqua non avviene. Quando si apre la bottiglia, non si sente l’odore dei classici spumanti e il sapore è molto più cremoso».
Ovviamente non tutto l’invecchiamento del vino avviene sott’acqua: dei periodi di tempo la bottiglia il passa in cantina, ma il signor Belingheri ammette che una parte di fermentazione si verifica anche nel lago: «Non posso svelarvi tutto».
Il posizionamento sott’acqua è un momento fondamentale e che richiede un grande sforzo: «Utilizziamo delle chiatte e dei muletti per trasportare le casse, poi con delle cinghie le caliamo nel lago, ma il lavoro più impegnativo è quello dei sub che le posizionano», conclude il produttore di vino.

Uve dell’antica Roma

Fin dai tempi dell’età romana si è sviluppata in Valle Camonica una forte tradizione vitivinicola e proprio nel cuore di essa, nel 2004 Alessandro Belingheri ha fondato la sua azienda, puntando solo su produzioni autoctone. Dai terreni di Cividate Camuno e Berzo Inferiore nasce il Ciass Negher, un vitigno a bacca rossa che secondo alcuni risalirebbe da un antico ceppo sopravvissuto di epoca romana, mentre quello dell’Annunciata di Piancogno serve per i vini bianchi. «Ho deciso di fare il primo Passito della Valle Camonica solo quando ho scoperto che ne facevano uno simile nel 1500».

Uva Ciass Negher

 


 

Laureata in Scienze della Comunicazione e giornalista pubblicista dal 2008. Ha lavorato come collaboratrice e redattrice in quotidiani e settimanali. Ora collabora con un giornale online e con un free press. È appassionata di cinema e sport.