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La Città delle Pesche

Una cartolina dal lago di Magazzolo, Sicilia

Nato dallo sbarramento delle “acque vorticose” del fiume Magazzolo, il lago omonimo si pone in un luogo ricco di storia e traffici di genti.  

 

La riva settentrionale e quella occidentale costituiscono il proscenio di un anfiteatro naturale che fa capo ai Monti Sicani e che, tra affioramenti calcarei e di conchiglie fossili, digrada verso l’abitato di Bivona. Quest’ultimo, tra 1400 e il 1500, fu tra i maggiori centri feudali siciliani, nonché il primo a essere elevato a ducato.  

La città delle quaranta chiese

Città a spiccato carattere religioso, è votata al culto di Santa Rosalia, considerato uno dei più antichi di Sicilia. Nella chiesa a lei dedicata, scrutando attraverso una piccola botola, è possibile osservare il tronco della quercia sotto la quale la Santa era solita fermarsi a pregare durante la sua permanenza nei boschi limitrofi la città. Un altro edificio particolare è il santuario dedicato alla Madonna dell’Olio, il cui nome deriva da un olio minerale che, affiorando nei pressi della chiesa, era utilizzato non solo come combustibile ma anche come panacea per alcune malattie. Ma questi non sono che due degli oltre quaranta edifici religiosi che hanno punteggiato la topografia di Bivona, sebbene molti di essi siano oggi finiti in rovina, inglobati da altri o addirittura distrutti.  
E pensare che i bivonesi vengono definiti judè, cioè giudei! Sembra infatti che lì, in epoca medievale, vi fosse una comunità ebraica e che fosse uso portare in processione un crocifisso il primo venerdì dopo Pasqua, tanto i cittadini dei paesi limitrofi esclamavano: «Bivonesi giudei, dopo una settimana l’avete messo nuovamente in croce!» Si sa, i soprannomi sono duri a morire.  

cosa vedere a bivona

Portale della chiesa madre chiaramontana

Le venti fontane

Numerose sono anche le fontane cittadine, oltre venti, costruite quasi tutte a partire dal 1887, anno di realizzazione dell’impianto idrico pubblico. Recano nomi curiosi, come Mezzaranciu, cioè mezza arancia, per via della forma delle vasche, o Pazza, così detta perché il livello dell’acqua segnalava gli anni di siccità, e alcune di esse erano utilizzate anche come abbeveratoi per il bestiame o lavatoi.  
Caratteristiche particolarmente apprezzate dai Gesuiti come padre Domenech, che così scrive a Ignazio di Loyola (1553): 
«E poiché è terra sana e molto abbondante di frumento, carni e legna, e quanto ai costumi molto migliore di Palermo e Messina, si crede che dai paesi circonvicini molti genitori vi manderanno a studio i figlioli piuttosto che nelle due predette città. È inoltre ricca di fontane e giardini, sano n’è il clima e gode fama di essere la migliore fra le montagne di questo regno». 

 

I rigogliosi pescheti

Ma, più che mai, Bivona – la due volte buona, secondo la nomenclatura antica – è particolarmente apprezzabile per le favorevoli condizioni climatiche. Già nel 1557 si affermava: «È questa terra detta Bivona, quasi Bi-bona, cioè bis-bona, per la perfezione dell’aria, essendo posta sopra altissime rupi e per l’abbondanza delle salutifere acque e fruttiferi arbori, de’ quali sommamente abbonda, luogo veramente più che buono e amenissimo». 
È infatti riconosciuta come la Città delle Pesche, della Montagnola o Pescabivona, varietà che prende parte a numerose ricette locali come la torta alle pesche e di ricotta, i biscotti con marmellata di pesche, o ancora ai pasticciotti con marmellata di pesche. Neanche a dirlo, i pescheti vengono irrigati grazie alle acque captate del lago Magazzolo.  
E, per chi volesse sedersi in giardino a bearsi del paesaggio pedemontano, si consiglia la seduta sulla tipica sedia di Bivona, rigorosamente in legno.  

 


Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, Editoria e Giornalismo, è appassionata di letteratura contemporanea, scrittura, fumetto e nuovi media. Collabora come editor per diverse case editrici romane e come articolista per testate online.