Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

Laghi di Monticchio

Alla scoperta dei laghi della Basilicata

«Nel circondario di Melfi, Provincia di Basilicata, è posto il mio paese detto Rionero in Vulture; desso è fabbricato sul pendio di una collina a levante della montagna detta Monticchio, ed il suo tenimento è coperto di vigne, oliveti, ortaglie, castagneti, campi, boschi e pascoli di meravigliosa vegetazione.»
(Carmine Crocco)

laghi della basilicata

La Basilicata, guardiana di tradizioni millenarie

Si spalanca davanti al nostro sguardo un ambiente suggestivo, imponente e per certi versi primitivo, dove la natura è ancora sovrana, guardiana di tradizioni millenarie e di un silenzio arcano: la Basilicata.
Questa terra in cui si concentrano ricchezze storico-culturali – dalle città della Magna Grecia a quelle di epoca romana, alle testimonianze di civiltà preistoriche e rupestri di cui Matera è la massima espressione – coste meravigliose – da quella tirrenica con la perla Maratea a quella ionica del Metaponto – e percorsi montani e escursionistici – le Dolomiti Lucane, i parchi nazionali – custodisce nel suo cuore due perle purtroppo poco conosciute, ma di estrema bellezza: i laghi di Monticchio.
A nord di Potenza, ci addentriamo in questo territorio magico che ammaliò anche Federico II di Svevia che qui trascorse molto del suo tempo libero e di cui sono testimonianza i numerosi castelli federiciani che costellano la zona.
Attraversiamo il comune di Avigliano e il suo Castel Lagopesole, che ospita il Centro Internazionale di Studi Federiciani, passiamo per Filiano, dove possiamo effettuare una breve sosta per assaporare il suo tipico e delizioso pecorino, e, attraversata la città di Atella, arriviamo finalmente ai laghi di Monticchio.
I due laghi si adagiano uno accanto all’altro sopra una coperta verde, occupando due fosse che un tempo erano i crateri del Vulcano del Vulture. Detti anche I Gemelli del Vulture, si trovano nella falda sud occidentale del monte Vulture nel territorio del comune di Rionero (PZ) e, grazie alla loro natura vulcanica, hanno le acque più calde fra i laghi d’Italia.

 

I Gemelli del Vulture

Il Lago Grande ha una superficie di 38 ettari, occupa una cavità a forma di imbuto e raggiunge una profondità massima di 35 metri. Ha un fondale fangoso e un colore tendente al marrone.
Il Lago Piccolo occupa una superficie di 16 ettari e raggiunge una profondità massima di 38 metri. Le sue sponde sono molto più ripide e scoscese rispetto al suo gemello e il fondale è formato da pietre vulcaniche e fango. Le sue caratteristiche conferiscono al lago un colore verdastro. Questo bacino è riserva regionale e pertanto è chiuso alla pesca sportiva.

farfalle laghi di monticchio
In queste acque, caso unico in tutto il Meridione, la ninfea Alba attecchisce e vegeta spontaneamente: così, se ci capita di passare di lì in primavera, resteremo rapiti dalle grandi foglie galleggianti che emergono in superficie, trattenute sul fondo da steli lunghi fino a 4-5 metri.
I Gemelli del Vulture riservano però altre affascinanti sorprese: in questo eco-sistema evidentemente unico, vive la Brahmea, una falena in via d’estinzione che in tutta Europa troviamo soltanto qui, ai laghi di Monticchio. L’adiacente Riserva di Grotticelle è stata istituita proprio per la salvaguardia di questa specie di farfalla, oltre che per la presenza di interessanti specie vegetali, come il frassino e altre piante orientali.
Oltre a esemplari di tinche, capitoni, persici reali e anguille, a popolare le acque dei due laghi troviamo l’alborella Valturina, specie unica in Italia che prende il nome da questa zona.
Insomma acque piene di vita e, potremmo dire, esse stesse “vive”, se pensiamo che sono ricche di “bollicine”, generate dalle sorgenti subacquee di acqua minerale, leggermente frizzante.

Sacro e profano

Ma, meraviglia delle meraviglie, in mezzo a tanta maestosa e peculiare natura che ci fa sentire lontani dal mondo e da ogni traccia dell’umano passaggio, affacciandoci su questi due specchi d’acqua appare riflessa l’immagine candida della Badia di San Michele Arcangelo.
L’Abbazia sorge all’interno di una grotta su un costone di roccia a picco sul lago Piccolo. Da qui è possibile godere di una vista unica dei due laghi, immersi nel fitto bosco che li circonda. Questo luogo fu anticamente il cenobio eremitico dei monaci basiliani, e, in seguito, rifugio dei monaci benedettini della sottostante Abbazia di Sant’Ippolito, a seguito del terremoto del 1456. L’Abbazia così com’è ora venne edificata dai frati minori cappuccini; l’intero complesso è costituito da un convento a più piani, una chiesa settecentesca e la cappella di S. Michele, con dipinti votivi del IV-III secolo. Al suo interno l’Abbazia ospita il Museo di Storia Naturale del Vulture, in cui è possibile, fra le altre cose, scoprire la storia del vulcano, il parco di Federico II, l’Uomo Preistorico di Atella e, soprattutto, la brahmea, la farfalla notturna di origini asiatiche che sorprendentemente è riuscita a sopravvivere anche qui, alle pendici del Vulture.

laghi di monticchio basilicata

Foto via

Una piccola curiosità sui laghi di Monticchio e l’Abbazia di San Michele: il frate francescano padre Gabriele Ronzano sosteneva che il manoscritto originale dei Promessi Sposi sarebbe stato raccolto nell’Abbazia di San Michele da Francesco Lomonaco, esule dalla repubblica Napoletana nel 1799. Rifugiatosi poi a Milano, ebbe come allievo Alessandro Manzoni a cui consegnò il manoscritto da cui sarebbe nato in seguito il famoso romanzo. Si narra addirittura che nella sua prima versione, «quel ramo del lago di Como» fosse in realtà del lago di Monticchio. Quindi Fermo e Lucia erano lucani e non lombardi? Chissà… sta di fatto che l’Abbazia di Monticchio fu tenuta in commendam dai Borromeo di Milano e che i De Leyva erano feudatari di Atella ((la monaca di Monza si chiamava Geltrude De Leyva).

Cosa fare

Sui laghi di Monticchio è possibile praticare diverse attività ludiche e sportive: possiamo godere di rilassanti gite in pedalò, imbarcazioni consentite perché non danneggiano le ninfee, possiamo dedicarci alla pesca, oppure al Birdwatching, dato che i laghi sono popolati da molte specie aviarie come il cigno reale, la gallinella d’acqua, la folaga, il germano reale, l’alzavola, il tuffetto, lo svasso maggiore, diversi rapaci diurni e il raro picchio rosso.
È possibile inoltre effettuare escursioni a piedi, a cavallo e in mountain bike. Ma se dovessimo essere sazi di tanta meravigliosa natura, a meno di 20 chilometri dai laghi di Monticchio, troviamo un paese che è un vero gioiello e che è proprio d’obbligo visitare: Venosa, borgo di epoca romana che diede i natali a Orazio e che appartiene al club dei Borghi più belli d’Italia.
Qui veniamo immediatamente rapiti dal Parco Archeologico, con le antiche ville romane e l’anfiteatro, le catacombe ebraiche, la domus patrizia del I secolo d.C. detta Casa di Orazio. E, ancora, il castello aragonese eretto da Pirro del Balzo intorno al 1470 e, meravigliosa, l’abbazia benedettina della Trinità, che dopo alterne vicende, non fu mai portata a termine tanto da essere detta Incompiuta.
Da Venosa si può raggiungere in pochi minuti un altro del Borghi più belli d’Italia, Acerenza, la città cattedrale, arroccata su una rupe in tufo e descritta così da Orazio il «caelsae nidum Acherontiae» (nido d’aquila dell’alta Acerenza).

I sapori del Vulture

Fra tante meraviglie della natura e testimonianze della storia e della cultura di questa terra, come non accennare infine ai suoi sapori?
Sapori forti e decisi come forti e decisi sono i connotati di questo territorio e della sua gente. Pensiamo al già citato pecorino di Filiano di denominazione di origine protetta, o al Marroncino di Melfi, grossa castagna ottima per la produzione dei marron-glacées. Oppure, ancora, all’olio extravergine di oliva della varietà di Ogliarola del Vulture DOP o al miele di Ripacandida, sempre più famoso e apprezzato. Ma di sicuro il “pezzo forte” è rappresentato dall’Aglianico del Vulture, vino rosso che nasce da un vitigno portato dai coloni greci, i quali chiamavano la Lucania Enotria, da oinos = vino, proprio per l’abbondanza di vigneti che crescono rigogliosi sulle pendici del Vulture e che, grazie alla ricchezza di minerali di questi terreni lavici, producono uve esclusive.


Esperta di comunicazione multimediale e gestione di progetti, ha lavorato con grandi aziende e importanti editori alla creazione di applicazioni tecnologiche avanzate per prodotti finanziari, editoriali e contenuti in genere. Come editrice è oggi impegnata nella promozione del brand "I Like my Lake" attraverso l’organizzazione di eventi, la promozione di progetti culturali e la realizzazione di riviste multimediali e cartacee.