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Immersioni da brividi

Nel lago Santo modenese si fa sub sotto il ghiaccio

«La prima volta che ti immergi senti un freddo sferzante sul viso e provi un mix di adrenalina e paura nel sapere che non puoi tornare in superficie quando vuoi.»

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Lago Santo modenese, foto concesse dal Rifugio Vittoria

 

Il lago Santo modenese offre un’emozione affascinante e decisamente da brividi: immergersi nel ghiaccio. Il bacino glaciale, che si trova nell’Appenino modenese ai piedi del monte Giovo a un’altezza di oltre 1500 metri, è uno dei pochi laghi che in inverno si ghiaccia e per questo è il posto ideale per chi vuol provare questo tipo di esperienza. La neve fa scomparire completamente l’acqua, formando uno strato di ghiaccio spesso 50-60 centimetri. La natura regna sovrana in questo luogo incantato: unico avamposto umano è il Rifugio Vittoria, che funziona da punto di ristoro e d’incontro per gli escursionisti e gli appassionati di montagna, sia in estate che in inverno.

Il lago perfetto, parola di esperto

«Il lago Santo è il posto ideale per chi vuole fare sub nel ghiaccio. – spiega Enrico Maestrelli, presidente nazionale attività subacquee Uisp – Molti laghi del Trentino non lo consentono più, in quanto non tutti gli inverni si ghiacciano e per questo, da tre anni abbiamo scelto questo luogo per le esercitazioni dei vigili del fuoco e della Protezione civile.»
Ma non solo loro. Anche molti appassionati di sub decidono di provare quest’emozione. «Per chi arriva a un certo livello di immersione, è richiesta la terza stella, in pratica il terzo livello, è un’esperienza che va provata. Non ci sono grandi differenze con altri tipi di immersioni – prosegue Maestrelli – ma è consigliata una muta stagna e un erogatore doppio con due primi stadi, perché il pericolo è un po’ più elevato, in quanto non poi tornare in superficie quando vuoi. Questa è la più grande paura di chi si immerge in questi luoghi. Ma non c’è nulla di pericoloso – conclude il presidente – perché ci si sposta da una apertura all’altra, posizionate a non più di 50 metri di distanza, e le due vie di fuga sono collegate da un cavo a cui ogni sub è attaccato con un moschettone. In questo modo si resta uniti e si trova facilmente lo spazio fatto nel ghiaccio per risalire in superficie.»

 

Leggenda di ghiaccio

Anche il suo nome “Santo” è legato al ghiaccio, ma è soprattutto legato a una antica e romantica leggenda, che ha come protagonisti due pastorelli che erano soliti portare a pascolare i loro greggi lungo le rive del lago. La loro storia d’amore era in pericolo a causa dell’inimicizia tra le rispettive famiglie e così un giorno i due amanti, incontrandosi come al solito presso la riva del lago, si abbracciarono così ardentemente che lo strato di ghiaccio, che si era formato sul lago, si ruppe e i due furono inghiottiti dalle acque nel loro ultimo abbraccio. A qui, appunto, il nome Santo.


Laureata in Scienze della Comunicazione e giornalista pubblicista dal 2008. Ha lavorato come collaboratrice e redattrice in quotidiani e settimanali. Ora collabora con un giornale online e con un free press. È appassionata di cinema e sport.