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Il lago nato dalla miniera

Un laghetto scarlatto nel cuore dell'Isola d'Elba

Un paesaggio lunare, un lago scarlatto e una comunità di minatori. Un percorso da fare armati di macchina fotografica e di attrezzatura sportiva.

 

La memoria dell’Isola d’Elba è senza dubbio legata all’esilio di Napoleone Bonaparte e alle maestose ville dove il generale soggiornò, come pure alle magnifiche spiagge – basti pensare ai alla Costa che Brilla, a quella del Sole e ai Tre Laghi, con i suoi suggestivi golfi simili a bacini costieri. Ma la memoria economica e geologica si rifà invece ai giacimenti di ferro posti nella parte orientale dell’isola, il cui sfruttamento, cominciato con gli Etruschi e protrattosi fino agli anni Ottanta del Novecento, ha portato alla creazione di paesaggi dal fascino lunare, unici nel loro metallico scintillio.

Miniere di Rio, foto di Luigi Ruffini

Il Parco Minerario dell’Isola dell’Elba, a cielo aperto, è un luogo che merita di essere visitato in inverno, o magari durante l’autunno, quando i colori sono particolarmente intensi e il rosso della boscaglia si fonde con le cromie del terreno e delle acque interne. Proprio così: il ferro contenuto nel terreno, diluito in acqua piovana, ha tinto di rosso tutti quei piccoli bacini formatisi tra le dune dei vecchi cantieri. È il caso del Laghetto delle Conche, posto alla base del Monte Giove, circondato a est da una parete di quarzite e ovest da calcare dolomitico. Un luogo, questo, scelto per l’estrazione dell’ematite – la pietra sanguigna – un minerale dall’aspetto metallico e un cuore rosso cupo, la cui natura è ora visibile nelle sfumature livide delle acque del laghetto.

 

Laghetto delle Conche

Laghetto delle Conche, ©Franco De Simone – www.infoelba.it

 

Volendo percorrere l’antico tracciato usato per il trasporto dei materiali estratti, in otto chilometri e mezzo si vedranno dispiegati secoli di storia isolana. Dalle tramogge del Cantiere Bacino fino a L’Antenna, balcone panoramico, lo sguardo non può che vagare tra il mare e la terra, tra la roccia e l’acqua, un’alternanza molto vicina ai quadri astratti di Mark Rothko. Si va dai riflessi gialli del’oro degli stolti – la pirite, simbolo dell’isola – ai colori cupi della sempre più rara ilvaite, responsabile dell’antico nome dell’isola, Ilva.
Le dune, inoltre, non servono solo per passeggiare, ma anche per allenarsi: sono infatti la meta preferita dai free rider, che qui vengono a fare evoluzioni, sfruttando l’aspetto brullo delle aree interne. La stessa conformazione aiutò anche gli antichi abitanti dell’isola, che qui si ritirarono – e stabilirono – per sfuggire alle temibili incursioni dei pirati.
La bellezza di questi luoghi è, ancora una volta, nella stratificazione, come pure della sparuta vegetazione che qui cresce, adattandosi a tali terreni. La biodiversità delle piante dell’Isola d’Elba è oggetto di studio fin dal 1997, quando è stato inaugurato L’Orto dei Semplici Elbano, a Rio Marina.


Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, Editoria e Giornalismo, è appassionata di letteratura contemporanea, scrittura, fumetto e nuovi media. Collabora come editor per diverse case editrici romane e come articolista per testate online.