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Il lago di San Giuliano, un piccolo specchio d’acqua nella Riserva regionale omonima, divenne famoso nel 2006 per aver restituito l’incredibile scheletro fossile di una balena.

lago basilicata

Lago di San Giuliano, foto via

Immaginate la meraviglia di Vincenzo Ventricelli, proprieario del terreno limitrofo alla diga, che passeggiava sulle rive del lago: incredulo di fronte alla monumentalità dello scheletro pleistocenico, corse ad avvertire la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Basilicata, scoprendo però che i funzionari erano a conoscenza del gigante adagiato sulla riva rocciosa del lago da ben cinque anni.

preistoria in basilicata

Lo scheletro fossile, foto via

Sembra che all’epoca non ci fossero i soldi per riscaldare gli uffici, figurarsi per mettere un paleontologo sul libro paga. Cinque anni sono così volati e, come si accumulavano i giorni, si moltiplicavano i rischi di veder danneggiato questo fossile pleistocenico vecchio di un mi­­lione di anni.

Ci voleva l’ignara testimonianza di Vincenzo Ventricelli per smuovere le acque, anche in senso letterale: le enormi ossa, allineate per ventisette metri di lunghezza, si trovavano a soli cinquanta centimetri dalla riva del lago, sotto una parete friabile. In altre parole, gli elementi che fino a quel momento avevano fatto sì che si conservassero persino le vertebre nella loro posizione originaria, rischiavano di distruggerle per sempre. 

museo nazionale fossile balena preistorica

Il portale del Museo Archeologico Ridola, foto via

Per ovviare alla mancanza dell’acqua e dell’argilla che l’avevano protetto, sul momento furono posti dei sacchi di sabbia lungo la colonna vertebrale del cetaceo. Durante gli anni successivi, il fossile fu recuperato e trasferito nel laboratorio della Soprintendenza, in attesa di essere esposto nel Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola.

Gli ultimi reperti sono stati tratti in salvo nel 2011: in questo modo il gigante pleistocenico è stato preservato da ulteriori danneggiamenti; eppure, da fonti recenti, sembra che non sia ancora possibile vedere esposto il mastodontico scheletro, rimasto evidentemente nelle stesse casse in cui, cinque anni fa, è stato trasportato dalle sponde di San Giuliano al Museo Archeologico.