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Tra le pieghe appenniniche

Il bacino artificiale che si ammira dal Balcone delle Marche

Come indica l’origine latina del nome, il “cingulum” è “qualcosa che stringe”. E come non essere d’accordo, guardando questo borgo – uno dei più belli d’Italia – arroccato a sovrastare un lago serrato da montagne e foreste?

Il Lago di Cingoli visto da San Vicino

 

Il Lago di Cingoli, nato da uno sbarramento a gravità in calcestruzzo posto sul fiume Musone, è il più grande bacino artificiale dell’Italia centrale. Conosciuto anche come Lago di Castreccioni, si insinua tra le pieghe dell’Appennino umbro marchigiano, che qui prende il nome di Piega di Cingoli. È circondato da una splendida area protetta – con il nome istituzionale di Oasi Provinciale di Protezione Faunistica – la quale permette di godere di un ambiente naturale molto particolare, dove la macchia mediterranea si mescola a quella tipicamente alpina: con roverelle e faggi, scende fino ai 300 metri di quota. Questo luogo particolare, un vero e proprio paradiso per gli amanti della natura e del trekking, porta il pittoresco, anche se in qualche modo minaccioso, nome di Macchia del Montenero.

Sport con vista

A dispetto di quanto questa fitta foresta faccia pensare, il borgo che sovrasta il lago artificiale è noto come il balcone delle Marche, sopraelevato e proteso com’è verso la valle circostante. Cingoli, uno dei Borghi più Belli d’Italia, è infatti un piccolo gioiello cinto da mura medievali.
È curioso come proprio il muro di collegamento fra i torrioni venisse usato come elemento strutturale dello sferisterio adibito al gioco del pallone a bracciale, uno sport che infiammò gli animi dei giovani cingolani fino al 1947 – anno in cui fu soppiantato dal tennis. Il gioco prevedeva che una palla di pezza venisse colpita con dei bracciali di legno dotati di punte e, per giocarci, fu addirittura ricostruita la parte di cinta muraria identificata come quella di Sant’Antonio Abbate. Si tratta di uno dei giochi nazionali più antichi, che ebbe il merito di rendere gli atleti dell’epoca ricchi e famosi quasi quanto i lottatori di sumo o i toreri spagnoli. Sarebbe ancora così se l’equipaggiamento non somigliasse paurosamente agli strumenti di tortura utilizzati dalla Santa Inquisizione.

 

gioco del pallone

Gioco del pallone a bracciale © Alberto Masnovo

Patrimonio cittadino

Non fu solo il gioco del pallone a bracciale a scomparire dalla città di Cingoli. All’interno del palazzo comunale, fin dal XVI secolo, risiedeva un teatro condominiale che, a Carnevale, era solito rappresentare commedie. Nonostante la presenza di una Congregazione Teatrale attiva fin dal 1777, il teatro subì fortune alterne finché, nel 1936, fu dichiarato inagibile e, infine, smantellato definitivamente.
Momenti alterni visse anche la cosiddetta Fontana del Maltempo, presente almeno dal 1513, anche se sembra che la forma attuale le sia stata data solo qualche anno più tardi, nel 1568. A farne una particolarità del borgo di Cingoli non è la rappresentazione del cervo che riposa ai piedi di un albero di tasso – una variazione dello stemma comunale – ma il fatto che l’acqua sgorgasse solo durante i periodi di pioggia, donandole così il particolare appellativo.

Il museo delle particolarità

Continuando a parlare di acque, in tempi recenti è stato inaugurato il Museo del Lago, che si dispiega in tre sezioni. La prima, in allestimento, fa riferimento alla storia del bacino stesso e della diga, come pure delle acque che irrorano la zona, la seconda ricostruisce gli ambienti tipici delle case rurali, configurandosi come un vero e proprio Museo della Civiltà contadina.
Infine, la terza, sembra ancora una volta sottolineare il gusto dei cingolani per gli sport inusuali: è stato infatti allestito il pittoresco Museo del Sidecar, che presenta anche le moto più celebri della storia del cinema – giusto per fare qualche esempio, il chopper di Easy Rider, le moto di Batman e quella usata da Steve McQueen nel salto de La Grande Fuga.

 


Laureata in Lettere Moderne e in Informazione, Editoria e Giornalismo, è appassionata di letteratura contemporanea, scrittura, fumetto e nuovi media. Collabora come editor per diverse case editrici romane e come articolista per testate online.